Gli Optional
A.A.A.Altri articoli di produzione propria

TESTATA:
REPUBBLICA
DATA:
16/05/2000
PAGINA:
47
SEZIONE:
CULTURA
TITOLO:
Ritratto di prima donna
SOMMARIO:
ARCHEOLOGIA In mostra vicino a Modena rarissime terrecotte che
risalgono a venticinquemila anni prima di Cristo e vengono dall'
Europa del Nord I reperti sono circa trecento, ma solo quattro
hanno una datazione così strabiliante Un presepio pazzo in parte
sacro e in parte osceno con signore e signori e tanti animali
fantastici
AUTORE:
di SERGIO FRAU
TESTO:
Fiorano ( Modena) Chissà come accadde... Da mangiare ce n' era
tanto. I mammuth da cacciare, allora, non mancavano mai.
Arrivavano a brucare proprio sotto il villaggio e - da mezza
collina, alti com' erano - venivano avvistati subito. Non potevano
certo sfuggire. Il clima era freddo, ma buono. Mezza Europa,
quella del Nord, era ancora sotto i ghiacciai. La tribù doveva
anche essere in periodo di santa pace... E un bel giorno allo
sciamano di quel villaggio nel sud della Moravia, a una sessantina
di chilometri a nord-est da Vienna, venne in mente di mettere nel
fuoco quella terra impastata che - modellata dalle sue dita -
aveva ubbidito da sempre, docile docile, ai suoi pensieri. Come e
perché questo sia accaduto non si sa. Fatto sta che, però, a un
certo punto lo fece. Creò la donna, bella come la sognava: seni
smisurati, di quelli che scendono pesanti fino all' addome;
culone; due cosce che erano un portento, tornite come grandi
tronchi. Una dea, insomma. E creò il cavallo. E l' orso che faceva
tanta paura... Era un giorno qualsiasi del 27 o del 25 mila
avanti Cristo. Ventinove o ventisettemila anni fa: il
radiocarbonio non è riuscito ad appurarlo e, così, il responso
oscilla, sicuro, tra queste due date. Un' idea, le dita, la
terra, l' acqua e il fuoco: nasceva quel giorno la scultura. E l'
uomo diventava un dio, un dio creatore. Sorpresa davvero grande
dai Musei di Boemia e Moravia: sono arrivate in Italia, al
Castello di Spezzano, a Fiorano città di ceramiche, le più antiche
terracotte dell' umanità. Sono quasi 300. Solo quattro, però,
hanno una datazione così strabiliante; altre decine - trovate
tutte nello stesso luogo a Dolnì Vestonice, ai piedi dei Monti
Pavlov, tutte della stessa età - sono rimaste al paese loro.
Alcune in cassaforte come la Venere di Vestonice che ha mandato in
tournée qui la sua controfigura, una copia perfetta che la
sostituisce persino al Museo Moravo dov' è di casa. Lei -
splendida com' è, e rarissima, e preziosa - esce dalla sua teca
blindata come in processione solo in rarissime occasioni: quasi
una madonna, la prima dea madre del mondo. In compenso, in mostra
ad accompagnarla c' è una piccola rappresentanza dello zoo che
dagli stessi scavi saltò fuori nella prima metà del secolo scorso:
una testina di cavallo di otto centimetri e un orso piccolo,
piccolo, un capolavoro di sette centimetri e mezzo. Come reliquie,
poi, nella stessa vetrina, altri piccoli grumi di terracotta
trovati a centinaia sempre vicino a un forno, nella zona del
villaggio dove si suppone fosse l' abitazione dello
sciamano-artista che queste sculturine fabbricava. Uno dei grumi
è da guardare con più attenzione degli altri: è schiacciato da una
parte e - a farci attenzione - ci si accorge che conserva ancora
l' impronta digitale di chi lo manipolò. L' Istituto di
Criminologia di Praga a cui, anni fa, era stato dato da studiare,
scrisse nel referto: "Trattasi di impronta parziale di un'
immagine papillare della dimensione di cm. 1,4 per 1,5. Il
frammento è troppo esiguo per poter stabilire il gruppo
dattiloscopico...". E' , comunque, la prima firma d' artista mai
rintracciata finora. Roba stupefacente persino per gli addetti ai
lavori, molto più antica dei bisonti di Altamira, dei graffiti di
Cosquer, delle meraviglie della grotta di Lascaux... Un' Europa
così lontana che dà le vertigini. Talvolta gli specialisti del
mondo antico, a forza di vibrare insieme agli oggetti che studiano
e li appassionano, diventano un po' medium. Bisogna sentirli i due
curatori, vederli davanti alle vetrine di questa mostra che
volevano da tempo con tutto il cuore e che ora hanno appena finito
di allestire. Venceslas Kruta, professore ordinario di
Protostoria europea alla Sorbona e autore, nella gloriosa collana
voluta da André Malraux, de L' Europa delle origini:" Certo,
immaginarsi quel giorno... Sarà stato davvero un momento magico:
la creazione di figurine di argilla deve essersi ripetuta chissà
quante volte prima di accorgersi che il fuoco poteva fare il
miracolo di solidificarle. Siamo alle origini di tutto... Non può
essere un caso che, millenni dopo, non solo il Prometeo della
tradizione greca prima creò gli uomini impastando creta e acqua e,
subito dopo, abbia donato loro anche il fuoco, fino a quell'
istante monopolio degli dei. E queste non sono mica opere cotte
per caso: sono la prima testimonianza di un' invenzione - una
tecnica, un' arte - che, poi, fu dimenticata per quasi venti
millenni". E l' altro curatore, Milan Licka, direttore del
Dipartimento di Preistoria del Museo di Praga, con gli occhi che
brillano: "E' una gran bella vittoria, una sorpresa anche per gli
specialisti: qui a Fiorano siamo riusciti a mettere insieme una
campionatura di terracotte straordinaria mai vista tutt' insieme
frugando nei magazzini, nelle collezioni private, nei nostri
musei. Gran parte è materiale inedito: certificato, studiatissimo,
ma poco visto. Sarà che in questo momento soldi per nuovi scavi ne
abbiamo sempre meno - e che i pochi che ci sono volano via per le
ricerche di emergenza che bisogna fare appena si sa che un'
autostrada o un' aereoporto stanno per invadere una zona
archeologicamente importante - ma, ormai, io sono convinto che per
un po' almeno i veri scavi vadano fatti nei musei: mettere ordine,
ricreare i contesti, riaccorpare vecchi ritrovamenti che rischiano
di perdersi nel mare magnum dei reperti ammassati in passato...
Guardi, guardi qui cosa ci è saltato fuori...". E sì la mostra
ricomincia, esplode: mica è tutta lì, mica si ferma alle reliquie
di 30 mila anni fa! Subito dopo si scatena in mille fregi
geometrici, in zig zag variopinti, in decori e graffietti
pazienti, studiati e accurati come preghiere. Paleolitica la
prima. Tutta ceramica neolitica, quest' altra: attraverso i suoi
ornati - spiegano i professori, e l' ottimo catalogo, e i pannelli
- è possibile rintracciare racconti di vita e di morte e di sesso
e degli antenati... Tutta un' altra storia, infatti, per i quasi
300 pezzi recenti con cui l' esposizione va avanti: per più di 20
mila anni, infatti, la terracotta era scomparsa da Boemia e
Moravia, come un segreto alchemico svaporato via. E - insieme all'
agricoltura, e ai coloni, e alle scosse culturali che l' Anatolia
saetta in giro per il mondo del VI millennio a.C. - arriva su
quest' altra. Sempre dall' Anatolia - con le genti che risalgono
il Danubio in cerca di fortuna - arrivano anche frumento, grano e
farro e una gran voglia di fermarsi in un posto giusto dalla terra
buona. La Boemia - chiusa dalle montagne per tre lati, da paludi
ricche di pesca e caccia per il quarto lato - è quasi una
colossale fortezza naturale: il posto ideale per tirare su capanne
di legno e argilla. I ghiacciai ormai s' erano sciolti assai. La
temperatura era di tre gradi in più, rispetto alla media di oggi
da quelle parti; l' umidità quella giusta per assicurare pascoli
alle loro mandrie di mucche da tenere nei dintorni. Due le
zone-paradiso: la Boemia a nord di Praga e la Moravia intorno a
Brno. Paradisi anche per gli archeologi che vi hanno trovato di
tutto: ceramica lineare (dal 5.600 a.C.) con tutte quelle spirali
che si inseguono incise su vasi che sembrano studiati apposta per
farle, alla fine, abbracciare tra loro; recipienti sacri dipinti a
losanghe rosso ocra e giallo antico che sembrano rubate ai kilim;
ceramiche puntinate, qualcuna addirittura con grandi corna sacre
che esplodono a sorpresa dove il vaso si gonfia di più, o su in
alto, vicino all' imboccatura. E' un presepio pazzo - in parte
sacro, in parte osceno - quello delle sculturine di terracotta
trovate lì e che la mostra presenta fino a ottobre: le figure di
donna, ormai quasi senza seno, continuano a essere smisurate dalla
vita in giù; gli uomini tengono le mani al cielo per pregare; una
coppia ha perso la testa ma - essendo i corpi ancora integri -
hanno l' aria di spassarsela assai; e testine con la mano sulla
bocca; e grembi coperti da una mano pudica; e animali, tanti
animali fantastici... Tutto un pantheon, una mitologia piccola
piccola, fatta di sola terra prima ancora che arrivino Esiodo,
Omero e gli altri a metterla per scritto. Il pezzo più recente
della mostra - una coppa modernissima dal piedistallo slanciato,
come déco - è datata 4000 avanti Cristo.
DIDASCALIA:
Qui sopra, il torso di una statuetta. A destra, una copia della
"Venere di Vestonice", che risale a 25.000 anni fa. Sotto, a
sinistra, una statuetta femminile, a destra, un vaso decorato
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